3 cose da sapere su A. Lange & Söhne

Di Jon Richford
08 Ott 2021

Per la rubrica “In Focus” di questa settimana, daremo uno sguardo ravvicinato a un produttore che in molti amano e in pochi sanno pronunciare: A. Lange & Söhne. Per la qualità a dir poco sopraffina dei suoi orologi, A. Lange & Söhne merita senz’altro una settimana di approfondimenti. Oltre ai video, troverete dei begli articoli a tema pubblicati durante la settimana qui su watchfinder.com e altre cose divertenti sul nostro canale Instagram. Ma adesso è il momento di scoprire tre cose che non sapevate di A. Lange & Söhne.

A. Lange & Söhne produce pochissimi orologi

Per cominciare, quanti articoli producono generalmente in un anno i marchi più prestigiosi? Tirando a indovinare, molti direbbero un numero piuttosto basso, data l’esclusività dei prodotti. Ebbene, pur non essendoci una risposta ufficiale su quanti articoli escano ogni anno dagli stabilimenti Rolex, fonti del settore stimano questo numero fra gli 800.000 e il milione. Di orologi. Ogni anno. È un bel po’. Ma messi in fila uno dietro l’altro, sarebbero comunque più corti della lista d’attesa per un Daytona.

I Rolex, tuttavia, sono ormai orologi per tutte le occasioni, da indossare quando si ripara la moto, si combattono gli orsi o qualunque attività la gente faccia all’aperto di questi tempi. Un A. Lange & Söhne… è qualcosa di un po’ più speciale. Molto più speciale. Per intenderci, siamo più nelle zone di un Patek Philippe.

In confronto, Patek Philippe realizza circa 60.000 orologi l’anno, meno del 7% di Rolex. E questo perché è un marchio molto più prestigioso, naturalmente. Ciascun orologio richiede maggiore lavoro e attenzione da parte dei 2.000 dipendenti dell’azienda, e di conseguenza la produzione è minore. Come diceva la Audi della sua R8: “È l’auto che costruiamo più lentamente.” E lo stesso vale per Patek Philippe. La qualità richiede tempo.

Dunque, se doveste scommettere, quanti orologi riesce a produrre in un anno A. Lange & Söhne? Gli stessi di Patek Philippe? Forse un po’ meno? La metà, addirittura? Diciamo pure 5.000. Un microscopico 10% della produzione di Patek Philippe, e a malapena lo 0,5% di Rolex.

La ragione di questi numeri così bassi? Gli orologi stessi. Semplicemente, non ci sono sufficienti persone capaci di realizzare un simile livello di qualità estrema – a detta di molti superiore persino a Patek Philippe – nella regione tedesca della Sassonia dove ha sede A. Lange & Söhne. Anche la formazione degli orologiai, svolta internamente, è talmente lunga e laboriosa che aumentare questi numeri è praticamente impossibile, venendo accolti ogni anno non più di venti apprendisti.

L’unico altro modo per produrre più orologi sarebbe di produrli più velocemente, a scapito della qualità, ma questo è assolutamente fuori discussione. Per questo eccezionale produttore tedesco, il compromesso non è un’opzione.

A. Lange & Söhne realizza ogni orologio due volte

Uno dei motivi per cui anche l’orologio di fascia più bassa di A. Lange & Söhne esige così tanto dai nostri portafogli è il processo di costruzione. Stiamo parlando di componenti altamente rifiniti assemblati da alcuni fra gli artigiani più preparati al mondo. Abbiamo già detto quanto questi maestri siano unici e difficili da reperire.

Dunque, direste che il loro tempo è prezioso, che ogni minuto della loro esperta attenzione sia dedicato a svolgere il lavoro nel modo migliore, quindi una sola volta. Avrebbe perfettamente senso, ma A. Lange & Söhne fa le cose in modo un po’ diverso. Seguite il discorso.

Ogni orologio A. Lange & Söhne parte dai componenti, che vengono quindi accuratamente assemblati da un orologiaio altamente qualificato. Ci siamo fin qui? Bene. Dopodiché… l’orologio viene completamente smontato. Follia. Ma non è finita, perché a questo punto l’orologiaio, con davanti la stessa pila di componenti con cui aveva iniziato, procede a riassemblare l’orologio una seconda volta.

Aspetta un attimo, starete pensando. Perché non lo costruiscono una volta e via, così da realizzarne il doppio e raddoppiare il profitto? Niente di più logico, per ogni persona normale, ma quando si è ossessionati dalla qualità come A. Lange & Söhne, sarebbe come chiedere di affidare la produzione ai nuovi stagisti.

La ragione dietro questo comportamento bizzarro, quasi compulsivo, non sarà efficiente, ma è incredibile: la famosa platina a tre quarti che si trova su moltissimi orologi A. Lange & Söhne dona una rigidità eccezionale al movimento, ma presenta un costo. Mentre i ponti separati sono facilmente regolabili, la platina singola non lo è, e dunque è richiesta una ripetuta rimozione della platina per effettuare le regolazioni. E poiché questa interazione può lasciare segni sui componenti, per quanto impercettibili, è solo dopo aver svolto questo processo che i componenti sono adeguatamente rifiniti e ripuliti prima dell’assemblaggio finale, ottenendo un movimento quanto più prossimo alla perfezione, a costo di un secondo riassemblaggio.

A. Lange & Söhne non ostenta le sue radici

Se avete passato anche solo cinque minuti in una boutique di un marchio di orologi, ci sarà una parola che avrete sentito allo sfinimento fino a perdere ogni significato: tradizione. L’eredità è per l’orologeria ciò che l’ossigeno è per la vita: senza, non c’è nulla. Se si potesse aggiungere un centimetro ogni volta che viene scritta o pronunciata quella parola, sarebbe possibile raggiungere la luna e tornare indietro; e non dico la nostra luna, ma la luna del pianeta extrasolare Kepler-1625b scoperto di recente.

E c’è una regola non scritta: più volte si trova scritta la parola, più è improbabile che il marchio se la sia guadagnata veramente. È praticamente un segnaposto. Rovesciando una massima del gergo letterario, è un “raccontare senza mostrare”. Ma se avete tutta questa tradizione, fate qualche esempio invece di dirlo e basta!

Questo fenomeno è tanto più frequente in quelle case di orologeria che hanno “preso in prestito” il loro nome da altre attività da tempo defunte. Fa parte del programma in tre punti per avviare un moderno marchio di orologi: primo, resuscitare un vecchio nome; secondo, ripetere la parola “tradizione” fino allo sfinimento; terzo, incassare. È così che funziona.

A. Lange & Söhne, d’altro canto, ha preso tutt’altra strada. Guardando sul loro sito, nei loro comunicati stampa, ovunque, non troverete una sola menzione diretta di quella parola da parte di un marchio che di tradizione invece ne ha e come, essendo stato fondato nel 1845. Fu allora che Ferdinand Adolph Lange ricevette l’approvazione del Reale Ministero degli Interni della Sassonia per avviare la sua ditta di orologeria, e così l’intera industria orologiera nell’ormai nota regione.

Tuttavia, un secolo più tardi, gli stabilimenti di A. Lange & Söhne furono bombardati e completamente rasi al suolo. Poi, sotto il dominio sovietico, la regione orologiera fu accorpata in un’unica unità di produzione controllata dallo stato. Fu solo con la riunificazione della Germania nel 1990 che A. Lange & Söhne tornò libera di operare con il suo nome, quando Walter Lange, bisnipote di Ferdinand e anch’egli orologiaio, risuscitò l’azienda dalle ceneri.

Letteralmente dalle ceneri. Non era rimasto un solo mattone dei tempi d’oro. Tutto quello che vedete ora è stato costruito da zero, su ispirazione della tradizione ereditata da Walter, che ancora aveva memoria di com’era un tempo l’attività di famiglia. La società di oggi risulta ufficialmente fondata nel 1990, anziché nel 1845. Un tecnicismo alquanto pedante su cui la maggior parte degli altri produttori avrebbe volentieri glissato.

Ma per A. Lange & Söhne, è proprio questo il livello di attenzione a ogni minimo dettaglio che li distingue dalla concorrenza. Pensano in modo diverso: più autocritica, più trasparenza. Ferdinand Lange credeva che “la missione di ogni orologiaio fosse la perfezione di ogni singolo orologio”, e senz’altro dell’azienda stessa. Perciò, invece di andare vantandosi della propria tradizione, vanno controcorrente e lasciano che siano gli orologi a parlare per loro. Mostrare, non raccontare.

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